Come è triste il corteo contro la violenza sulle donne

24 11 2007

Oggi a Roma c’è stata una grande manifestazione di donne contro la violenza, lo stupro. Hanno anche contestato le ministre e altre politiche di destra. Complimenti! Grande prova di forza delle donne, quasi un ritorno alla grande del movimento femminista, dirà qualcuno. E che brave a non farsi prendere in giro da queste “politiche” della casta, no?!.

No,  io non sono d’accordo. Questa manifestazione secondo me è veramente triste. E spiegherò rapidamente perché.

Perché credo che sarebbe ora che noi donne ci dessimo degli obiettivi un po’ più ambiziosi. Non è possibile che stiamo ancora lì a dire no allo stupro! Questo è scontato, dovrebbe essere scontato. Se poi ci sono le violenze difendiamoci, chiamiamo la polizia, i carabinieri, denunciamo. Ma se questo non basta non è possibile esserne anche orgogliose. Non è possibile darsi degli obiettivi così minimalisti!  Invece pare che il problema vero delle donne, dopo 40 anni, sia ancora “scendere in piazza” per parlare di temi legati alla fisicità.

Cadiamo ancora nella trappola degli uomini, (non tutti) che sempre della nostra fisicità parlano, non di altro. Ma quando in una riunione una donna interviene, allora  a malapena la stanno a sentire. Penso che se le donne continuano così non combineranno mai niente. E’ ovvio che poi una donna al potere viene  considerata una bestia strana. Cominciamo a porci degli obiettivi più “alti”, cominciamo a contestare una organizzazione della società secondo logiche maschili, scendiamo in piazza, che so, contro le guerre (magari quelle definite portatrici di pace) . Scendiamo in piazza per poter “parlare”, facciamo ascoltare di più su argomenti disparati. Non parliamo sempre del nostro corpo! Mi sembra una giornata veramente triste.





Hello world!

18 06 2007

Welcome to generazione whatever. 





Perché generazione whatever

18 06 2007

Generazione W. L’ho trovato in un libro che in America ha spopolato anche se in Italia non è ancora uscito: “Boomsday” di Christopher Buckley, autore anche di “Thank you for smoking”. Alla fine è il libro di una ribellione, ma  comincia con la descrizione di una generazione  di giovani per la quale un po’ tutto va bene. “Whatever” in inglese, significa qualcosa come: “quello che è”, “qualsiasi cosa sia”, “come ti pare”. Una generazione senza grandi ideali, senza grandi sogni, senza spinte particolari, schiacciata da “vecchi” fortissimi e ancora agguerriti. L’unica cosa che fa andare in bestia i giovani di questa generazione, è il fatto di dover lavorare quasi gratis per pagare le tasse che servono a mantenere le pensioni di baby boomer longevi e spendaccioni. Uno scenario non molto improbabile da qui a 50 anni. Per ora sono all’incirca a metà, ma vi terrò informati, perché mi sembra interessante. Boomsday è un libro di fantascienza sociale ma l’appellativo  “generazione quello che è”, o “tutto fa brodo” mi sembra che vada già bene per molti. O no? 

Di questa generazione, dei suoi problemi nel mondo del lavoro mi occupo anche in un altro blog all’indirizzo www.angelapadrone.blogspot.com